| Lo Scaffaturo
Il nome vagamente inquietante e
misterioso di un vallone e di un salto d’acqua mi era noto
da qualche tempo: da quando gli ottimi amici di Montagano me ne
avevano parlato come di un sito incantevole per i suoi valori naturalistici.
Poi, l’escursione. Il sentiero che si inabissa fino al Vallone
della Piana, il momentaneo recupero di quota e il verde tunnel in
discesa fino allo Scaffaturo.
E’ quasi l’ingresso in una bolla di natura, regolata
da un altro tempo, in cui gli elementi modulano un loro proprio
ritmo; dalle tracce fossili di molluschi bivalvi alle raccolte d’acqua
prospere di alghe e girini, alle mille gocce quasi sospese sul salto
dello Scaffaturo prima di accarezzare le rocce sul fondo di una
conca ombrosa e raccolta. Intorno, il bosco. Antichi cedui, testimoni
delle piene rovinose e delle secche estive del vallone, che accolgono
e proteggono anfibi e rettili, ma anche la volpe elusiva e il riccio
curioso.
All’improvviso, ai sensi abbacinati dal verde luminoso di
una cupola ininterrotta di foglie giunge il sentore del fuoco che
precede l’arrosto, la piacevole temperatura delle bevande
messe in fresco nel vallone, la pienezza del gusto delle carni grigliate
e il complemento del vino di Montagano.
Ancora il tempo per colmare gli occhi con una vista “da meditazione”
sulla cascata e si riprende il cammino per tornare al tempo normale.
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