|
FAIFOLI
LA STORIA

Fagífulae presenta non poche
difficoltà: le notizie ricavabili dalle fonti e i recenti
scavi effettuati presso S. Maria a Faifoli non ci consentono di
aggiungere molto al quadro storico di questo municipio. La scarsità
di dati tuttavia, più che ad uno scarso interesse per il
sito, potrebbe essere attribuito ad un ruolo marginale avuto da
questo centro romano rispetto ad altri anche a causa della sua lontananza
da strade di rilievo.
In effetti, Fagifulae si colloca
a ridosso del fiume Biferno, in una zona molto lontana dalle grandi
direttrici economiche; l'unica arteria stradale che attraversa il
suo territorio è la Bovianum-Larinum documentata dalla Tabula
Peutingeriana (la tabula non cita Fagifulae, ma due stationes).
Di questa strada non conosciamo il percorso preciso; il braccio
tratturale che passa a breve distanza dalla chiesa di S. Maria della
Strada, utilizzato per individuare la sua ipotetica direttrice,
è ben lontano dall'area municipale (De Benedittis, Viabilità,
pp. 13-27).
Gli studi su quest'insediamento sono di scarso significato; il lavoro
a cui si deve ancora far riferimento è quello del secolo
scorso del Carabba (Carabba, 1854, p. 22); egli ebbe la felice intuizione
di collocare Fagifulae nei pressi di S. Maria a Faifoli (chiesa
nota per aver ospitato S. Pietro da Morrone, già papa Celestino
V); gli unici dati nuovi sono quelli comparsi negli articoli del
Galluppi, in particolare quello del 1929 (Galluppi, 1929; Galluppi,
1941): egli trovò nell'inventario dei beni di S. Maria a
Faifoli, fatto nel 1701 per ordine del Cardinale Orsini, il testo
di un'iscrizione latina letta sulle basole utilizzate per la pavimentazione
della chiesa.
L'iscrizione è oggi perduta; la scoperta del Galluppi è
tuttavia importante in quanto ci presenta per la prima volta i Decuriones
Fagifulanorum, pertnettendoci così di confermare quanto affermato
dal Carabba circa l'identificazione dell'area di S. Maria a Faifoli
con quella del municipio romano di Fagifulae. Di poca importanza
è la bibliografia successiva che nulla aggiunge se non riportare
quanto già detto dal Carabba (Albino, Ricordi, pp. 101-110;
Paterno; Tirabasso; Galluppi 1927; Galluppi 1929), né le
sue schede autografe conservate a Montenero di Bisaccia, nell'archivio
Paternoi, aumentano le nostre conoscenze.
I nuovi testi epigrafici non aggiungono molto, tuttavia la pubblicazione
delle iscrizioni di Fagifulae rappresenta anche l'occasione per
riesaminare, dopo l'edizione del CIL IX, un problema di non poca
rilevanza per la topografia storica del Sannio: l'individuazione
del suo territorio municipale, anello importante per avere lumi
sulle aree circostanti.
La difficoltà del problema ci ha indotto a riesaminare periodi
della storia della media valle del Biferno anche diversi da quello
romano ed a valutare quanto può esserci d'aiuto della geografia
ecclesiastica. Se, infatti, i limiti delle diocesi stabiliti dai
volumi delle Rationes Decimarum Italiae sono un riferimento importante,
essi rappresentano solo un punto d'arrivo; molto probabilmente i
confini individuati grazie a quest'ottimo lavoro sono quelli che
vengono stabiliti già alla fine del sec. XII, tuttavia essi
sono da utilizzare come conclusione di un processo di progressive
modifiche che, a nostro avviso, trova il suo punto di partenza nei
confini dei territori di pertinenza dei municipi romani.
Dai dati raccolti, infatti, è possibile affermare che la
dominazione longobarda di queste zone non ha determinato sostanziali
cambiamenti fino al IX sec. se non in casi particolari, mentre è
da evidenziare che tra IX e XII sec., a cominciare dalle invasioni
saracene, avviene un lento, ma continuo cambiamento della definizione
dei limiti dei distretti presenti sul territorio molisano che si
conclude con l'individuazione dei confini delle diocesi del XII
sec.
Siamo consapevoli di aver esaminato un terreno di ricerca assai
friabile, tuttavia siamo anche convinti di aver realizzato un quadro
complessivo di riferimento che potrà essere di aiuto a chi,
con risultati sicuramente migliori dei nostri, vorrà affrontare
i problemi di topografia storica connessi con il territorio compreso
tra i fiumi Biferno e Fortore.
Anche in questa sede il mio più sincero ringraziamento a
tutti coloro che hanno agevolato le ricerche, ed in particolare
a Salvatore Abiuso, Andrea De Benedittis, Salvatore Colatruglio,
J)onato D'Alessandro, Donato ladarola, Italo lasiello, Luigi Guerri2io,
Gerardo Marucci, Francesco e Gianfranco Pepe, Michele Pepe, Pasquale
Pizzi e Ciro la Volla, capitano del Comando Carabinieri di S. Bartolomeo
in Galdo; questo lavoro non si sarebbe potuto realizzare senza la
disponibilità dei Soprintendenti del Molise e di Salerno
arch. Costantino Centroni e dott.ssa Giuliana Tocco e degli ispettori
delle due Soprintendenze, Stefania Capini, Valeria Ceglia, Angela
Di Niro, Cristiana Terzani, Fiore Vignone, Giovanna Bisogno e Giovanna
Gangemi a cui va aggiunta Amalia Faustoferri, ispettrice della Soprintendenza
di Chieti; un ringraziamento particolare agli amici Carlo Franciosi
e Marcello Gaggiotti con i quali ho avuto modo di discutere alcuni
aspetti del presente lavoro e nei cui confronti sono debitore di
preziosi consigli.
|