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Storia Tradizioni e Cultura


Gli stemmi di Montàgano - a cura del Prof. Filippo Pece


Padre Michele Galluppi, nel libro che dedicò nel 1928 alla storia di Montàgano, scrisse che questo paese «non possiede uno stemma proprio» . Non è vero. Nell’anno in cui egli scriveva, Montàgano, di stemmi, ne aveva non uno, ma due, e oggi ne ha addirittura tre. Naturalmente ciascuno relativo ad un diverso periodo della storia montaganese. Il primo è, come vedremo, il simbolo araldico di Montàgano-contea; il secondo è il contrassegno civico di Montàgano-marchesato; il terzo rappresenta figurativamente Montàgano dei nostri giorni.



1. Lo stemma comitale

Ne indicheremo subito il luogo dove si trova e l’aspetto che lo contraddistingue, per poi passare a dimostrare che quello da noi indicato e descritto è realmente il primo simbolo araldico di Montàgano e non di un’altra cosa, come ad esempio il contrassegno della locale famiglia feudale.
Ebbene chi, prima del terremoto del 2002, decideva di entrare nella Chiesa Madre di Montàgano (oggi purtroppo chiusa) era immediatamente attratto dalle due eleganti acquasantiere in pietra, appoggiate ai primi pilastri dell’edificio sacro. Due pile a forma di coppa, dal diametro di 53 centimetri, sostenute da colonnine agili e istoriate di 105 centimetri d’altezza. L’acquasantiera di destra ha il sostegno che poggia sopra un grosso dado quadrangolare, al cui centro è raffigurato un toro dalle corna adorne di edera. Un tale dettaglio ornamentale, apposto a quel particolare animale, non lascia dubbi sul fatto che questo rappresenti il mitico toro che, durante una «primavera sacra», guidò a colonizzare il Sannio una schiera di giovani Sabini. Al di sopra, poi, di questa figura, si vedono sei lettere maiuscole, disposte su duplice riga: H • O • F , iniziali di HOC OPUS FECIT, e F • L • M, iniziali del nome dello scultore. Sotto la raffigurazione del toro, leggiamo: P • A • D, cioè PRINCIPIO ANNI DOMINI (all’inizio dell’anno del Signore), seguito dalla data 1543. L’acquasantiera fu scolpita, dunque, durante i primi mesi di quell’anno.
La sua gemella invece, che si trova a sinistra di chi entra in Chiesa dalla porta centrale, è sì coetanea dell’altra, ma di essa è meno elaborata. In compenso, però, reca scolpito sul proprio fusto uno scudo araldico a testa di cavallo, al centro del quale è incisa una grossa “emme” (M), sormontata da una croce trilobata o di San Maurizio. Qualcuno ha voluto leggervi una stella e non una croce. Ma, se fosse questa l’interpretazione corretta, i raggi della stella non terminerebbero con tre lobi. Eppoi, l’autore di questa diversa lettura non si è accorto che il braccio verticale dell’incisione manca, nella sua parte inferiore, dei tre lobi, che invece sono presenti alle estremità degli altri bracci. In ogni caso, la correttezza della nostra descrizione può essere facilmente controllata, osservando la foto qui accanto riprodotta. Ai lati poi dello scudo, sono scolpite le cifre 1 e 5, a destra; e le cifre 4 e 3, a sinistra. Dunque, come si è già anticipato, anche questa acquasantiera fu realizzata nel 1543, quando cioè Montàgano era sotto la Signoria dei “di Capua” .
Letto dunque e interpretato il predetto stemma cinquecentesco, ne va stabilita ora l’esatta attribuzione. Noi riteniamo, senza alcun dubbio, che esso sia il primo stemma finora noto del Comune di Montàgano. E ciò per due motivi. Primo perché, essendo feudatari di Montàgano nel 1543 i conti “di Capua” ed esattamente il conte Vincenzo (1530-1553) , la lettera M dello scudo araldico non può essere interpretata, né come l’iniziale di quella famiglia gentilizia, né come l’iniziale del suo conte di turno. L’altro motivo, che esclude per di più ogni altra attribuzione, è rappresentato dal costume di inscrivere negli scudi araldici comunali la lettera iniziale dei Comuni stessi, come facilmente si desume dai 19 stemmi di Comuni molisani, qui di seguito elencati: Agnone, Belmonte del Sannio, Campolieto, Casacalenda, Castellino del Biferno, Colli al Volturno, Lucito, Macchia d’Isernia, Matrice, Montenero Valcocchiara, Oratino, Pesche, Pettoranello, Pozzilli, Provvidenti, Ripalimosani, Rotello e Trivento.
Quanto al tempo, infine, in cui tale stemma rimase in vigore, possiamo ritenere che esso non abbia riguardato gli anni della contea di Montàgano anteriori al Cinquecento, e tanto meno quelli della sua baronia, visto che lo scudo araldico riprodotto sull’acquasantiera è tipico del XVI secolo .

Stemma di Montàgano - Contea
(Riprodotto sull'Acquasantiera di sinistra
della Chiesa Madre di Montagano)

Particolare



2. Lo stemma marchesale

La prima attestazione a noi nota dello stemma marchesale di Montàgano risale al 19 settembre 1802. Si trova nell’impronta prodotta dal timbro comunale del paese, che quel giorno, tra l’altro, fu utilizzato per la prima volta dal cancelliere dell’epoca, Quintiliano Petrone . Nell’impronta impressa dal timbro, si scorgono chiaramente: tre linee convesse o, se si vuole, tre gobbe – la mediana più elevata - , sormontate da una croce e inscritte in un doppio cerchio. All’interno di questo è raffigurata la caratteristica corona marchesale e, ai suoi lati, la scritta UNITAS MONTAGANI che, sciolta dalle abbreviazioni, diventa UNIVERSITAS MONTISAGANI, cioè Comune di Montàgano.
Quanto alla sua età, sappiamo soltanto che lo stemma esisteva nel 1802, ma ne ignoriamo la data di origine. La quale, tuttavia, non può precedere il 1621, l’anno in cui a Montàgano si insediò il primo marchese: Scipione Vespoli .
Dobbiamo chiederci ora cosa rappresentano le tre gobbe, che sostituirono nello stemma marchesale l’antica “emme” (M) di Montàgano e che, data la loro forma allungata, un mattacchione locale ha dialettalmente ribattezzato «l’ tre cucucciell’». Ovviamente le tre gobbe non possono rappresentare che tre colline. Ma come identificarle, se teniamo conto del loro ordine di altezza segnato sullo stemma, nonché della loro idoneità a rappresentare graficamente il paese? La soluzione a questo piccolo enigma ci è offerta probabilmente dalla delibera comunale montaganese del 6 ottobre 1883, esattamente nel passaggio in cui essa dispone quanto segue: «Ogni anno, a Montàgano, si procederà alla costruzione di 3 vicoli o strade, uno per ciascun rione dell’abitato, cioè Borgo, Terra, Tufillo, secondo la ragione di preferenza riconosciuta dal Consiglio» . Ecco cosa denotano, a nostro avviso, i simboli dei tre colli: i tre rioni ottocenteschi, ma anche settecenteschi, di Montàgano . Questi, infatti, hanno una conformazione collinare, sono inoltre disposti secondo l’ordine di altezza segnato sullo stemma e sono più che mai abilitati a rappresentare il paese, dal momento che ne sono le componenti. Borgo e Tufillo rappresentano le contrade periferiche di Montàgano, poste come sono fuori delle sue mura, e cioè – come ancora usa nel linguaggio montaganese – “ fuori Terra”: uno a sud di questa, l’altro a nord. Il rione Terra poi, cioè il nucleo originario del paese, occupa, della cresta montuosa su cui sorge Montàgano, la collina più elevata, là dove si trova la Chiesa Madre, il Palazzo baronale e la via che li collega, denominata non a caso Via Maggiore. A segnare i confini del rione centrale del paese, che è di forma ellittica, sono due strade: Via Officine, a sud-ovest, e Via Adriatica, a nord-est. Dunque i tre colli precedentemente individuati rappresentano perfettamente, con le loro caratteristiche morfologiche, la conformazione urbanistica di Montàgano.
Si è finora chiarito che la prima riproduzione a noi nota dello stemma marchesale di Montàgano è quella impressa dal timbro comunale del paese, in calce alla delibera consiliare del 19 settembre 1802. Ora, una tale riproduzione, per ovvi motivi di spazio limitato e di colore assente, non poteva essere che schematica e spenta. Per di più essa rimase, nel corso di un secolo ed oltre, pressoché sconosciuta. Sicché, prima di arrivare ad una riproduzione fedele e vivida dello stemma predetto, bisognò attendere una tardiva ricerca nell’archivio di Stato di Napoli. La quale convinse finalmente gli amministratori montaganesi del 1937 a far confezionare uno splendido gonfalone, in cui lo scudo che vi compariva non era più a testa di cavallo, bensì di forma ovale e riccamente incorniciato. Il tutto riportato su seta azzurra e con ricami in oro. Ma le vicende del gonfalone marchesale non terminano qui. Quel condensato di quattro secoli di storia (1621-2004), che per i montaganesi avrebbe dovuto rappresentare un’autentica reliquia, da qualche anno è ridotto ad un drappo sbilenco e impresentabile, per essere stato dimenticato irresponsabilmente sotto la pioggia. Vogliamo augurarci che i nuovi amministratori comunali provvedano presto al suo ripristino – è pur sempre la più antica bandiera di Montàgano – affinché non si trasformi in un emblema di degrado civile.
Un’ultima annotazione sul secondo stemma di Montàgano. Nella Chiesa Madre del paese, al centro del timpano spezzato della cappella del Rosario, si può ammirare tuttora un grande scudo araldico in marmo rosso e bianco, con al centro il monogramma di Maria Vergine e, in alto, ancora l’inconfondibile corona marchesale.

Stemma di Montagano - Marchesato
(Riprodotto nel 1937 sul gonfalone comunale precedente quello attuale)
Particolare

 


3. Lo stemma attuale

Il 19 aprile 1974, dopo uno scambio di note informali tra il Comune di Montàgano e la Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite la Prefettura di Campobasso, fu fatto divieto al nostro Comune di utilizzare per il futuro il proprio stemma marchesale, perché non in regola con l’art. 59 del Regolamento, approvato con R. D. 7 giugno 1943 n. 632. Omologazione e appiattimento. Con un colpo burocratico di spugna vengono cancellati i simboli di quattro secoli della nostra storia comunale, con i suoi fasti e i suoi nefasti. Dunque: via la corona marchesale, sostituita da una diversa corona, comune – a dire della Presidenza del Consiglio – a tutti i Comuni (ma vedremo che così non sarà); via la scritta “Universitas Montisagàni”; via i ricami d’oro da sostituire con ricami d’argento. Potranno invece restare, all’interno di uno scudo di foggia sannitica, i tre colli e la croce. Sulla base di questo Regolamento, verranno successivamente confezionati lo stemma e il gonfalone comunale attualmente in uso.
Un provvedimento così ottuso e antistorico avremmo pure potuto – sebbene a malincuore – accettarlo (dura lex, sed lex), a condizione però che fosse fatto rispettare da tutti. E invece così non è stato. A cominciare dai due capoluoghi molisani, e a continuare con Guglionesi, Vastogirardi, Trivento, Provvidenti, Oratino, Montorio dei Frentani, Montenero di Bisaccia, Lupara, Larino, Frosolone, Capracotta, Busso, Bonefro e Belmonte del Sannio, i cui stemmi sono tutti contro il Regolamento del 1943.
Chissà se, qualora i nostri amministratori dell’epoca si fossero battuti di più per conservare i nostri contrassegni storici, i montaganesi di oggi, ammoniti da un passato tanto remoto, non disporrebbero per caso di un senso civico maggiore, oggi che Montàgano soffre i guasti di un terremoto recente e di un settarismo non meno rovinoso.

 

Stemma attuale di Montàgano
(Riprodotto nel 1974 sul gonfalone comunale attualmente in uso)
Particolare

N.B. Questo saggio farà parte di un volume interamente dedicato alla storia di Montàgano e attualmente in elaborazione, con il patrocino dell’Amministrazione Comunale.
Tutti i diritti di copyright sono riservati.
Recapito: Prof. Filippo Pece – Via Garibaldi, 193 – 86100 Campobasso
Tel. 0874-311238
M. GALLUPPI, Montagano Baronia – Contea – Marchesato del Molise, Campobasso 1928 – 1979, p. 33. Evidentemente il Galluppi era particolarmente allergico agli ambienti polverosi e maleodoranti degli archivi parrocchiali e comunali, le cui carte sono spesso affidate – come ha scritto qualcuno – alla critica corrosiva dei topi. Mai, infatti, nei suoi libri ho trovato citazioni archivistiche, ma sempre e solo citazioni letterarie. Libri, insomma, non fonti.
G. MASCIOTTA, I lMolise dalle origini ai nostri giorni, vol. II, Napoli 1915, p. 239.
Ivi, p. 240.
G. DEVOTO – G. C. OLI, Vocabolario illustrato della lingua italiana, vol. II, Selezione dal Reader’s Digest, Milano 1967, p. 987.
Archivio Storico Comunale di Montagano (d’ora in poi: ASCM), busta 1, fascicolo 4, fol. 87r.
G. DEVOTO – G. C. OLI, Vocabolario illustrato della lingua italiana, vol. I, cit., p. 678.
G. MASCIOTTA, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, cit., p. 240. Vedi anche, di Gennaro Piedimonte, La provincia di Campobasso, Aversa 1905, p. 38 ss.
ASCM, busta 5, fascicolo 19, p. 91.
Archivio Parrocchiale di Montagano, Stato delle anime: nel 1733, essendo arciprete Giambattista di Giampaolo, la contrada Borgo era costituita da 57 case, dalla numero 199 alla numero 256. Quell’anno i montaganesi erano 1378.
Quell’anno, a reggere il Comune era il Podestà Roberto Ianigro.